La rivoluzione domani

« Al generale Pièche, un piemontese in cui ha grande fiducia, Scelba ha dato venti giorni per preparare un rapporto completo sulla situazione dell’Arma e della polizia. Dopo aver ascoltato in silenzio la disastrosa relazione, chiede al generale che cosa pensa delle loro possibilità di reazione nel caso arrivi il peggio. Pièche (la sua risposta è nota) ribatte che non sono assolutamente in grado di fronteggiare un’offensiva e che se qualcuno tentasse un colpo sarebbe la fine. Meno noto, invece, il commento immediato di Scelba: “Infatti, – replica, – se io fossi comunista farei la rivoluzione domani”. »

Corrado Pizzinelli, Scelba, Longanesi 1982 pag. 57
estratto trovato in Davide Conti, Gli uomini di Mussolini, Einaudi 2017, Capitolo terzo; “L'uomo di fiducia di Mussolini e Scelba: Giuseppe Pièche”.
Il periodo in cui si svolse questo dialogo è a cavallo tra il 1949 e il 1950. Scelba era ministro dell'interno e dette a Pièche l'incarico di controllare e relazionare sullo stato dell'Arma e della polizia in caso di scontri con i comunisti.

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